SIL SOSTENIBILITA’ INNOVAZIONE LEADERSHIP
Dott.ssa Silvia Scozzafava ecologa d’impresa
Dott.ssa Silvia Scozzafava ecologa d’impresa
Cosa significa integrare il capitale naturale nelle decisioni aziendali? Ho fatto un piccolo esperimento, mettendomi nei panni di un imprenditore curioso ma scettico, e chiedendolo quindi alla AI di Google, sempre più candidata a divenire il consulente ideale a cui rivolgersi per farsi una prima idea di un problema nuovo. Quello che ho trovato interessante è che chiederlo in italiano o in inglese cambia i contenuti della risposta. Questo perché la AI viene addestrata, e fornisce risposte, sulla base dei testi disponibili nella lingua usata. E la differenza fra le risposte riflette lo stato dell’arte, il livello di sviluppo di questa tematica nel nostro contesto culturale. In italiano, la risposta richiama delle generiche strategie di sostenibilità basate sulla riduzione dei consumi idrici, energetici, della plastica, ecc.. La risposta inglese, viceversa, si articola in modo molto più specifico intorno al concetto di come la natura sia il presupposto inderogabile perché esistano attività economiche, e sia quindi necessario tenerne conto nell’interesse del buon andamento dell’azienda stessa. La risposta inglese include anche riferimenti chiari e specifici alle metodologie e framework più comuni, pur presentandoli un po’ alla rinfusa, ragion per cui è sempre meglio verificare bene le proprie fonti, come sempre del resto quando ci si appoggia ad una AI per una ricerca.
In questo ambito, la mia aspirazione è offrire ai miei clienti il meglio delle informazioni e conoscenze disponibili in materia di capitale naturale a livello internazionale, e farlo in italiano, e con un linguaggio accessibile; e da lì offrire supporto nel costruire e adottare il proprio approccio strategico per fronteggiare le sfide che la crisi climatica e della biodiversità ci pone davanti.
La metodologia elaborata dalla Capitals Coalition prevede 4 passaggi coordinati fra loro, sintetizzati dall’acronimo ACT-D: Assess, Commit, Transform, Disclose. La disclosure, ossia la comunicazione, non può essere il punto di partenza ma deve accompagnare tutto il processo di scoperta, valutazione e gestione delle dipendenze e delle opportunità che il capitale naturale offre alle imprese.
Il punto di partenza deve quindi essere necessariamente il processo valutativo, attraverso il quale si prende consapevolezza di quanto il valore generato dall’impresa sia dipendente dal capitale naturale. Si tratta quindi di un approccio completamente diverso, e molto più ampio, che la semplice descrizione di ambiti di impatto standardizzati (aria, acqua, suolo, ecc.) spesso sommariamente recuperate con veloci copia incolla e pochi aggiustamenti. Si tratta invece di andare a scoprire in modo mirato aspetti di dipendenza o opportunità che potrebbero essere completamente ignoti e quindi costituire un fattore di rischio non gestito.
Non esistono settori di business completamente indipendenti dal capitale naturale, e le stime ci dicono che ben oltre il 50% del PIL mondiale ha una dipendenza da moderata ad elevata dal capitale naturale. Alcuni settori sono esposti in modo più diretto e immediato (ad esempio l’agroalimentare, ma anche la produzione di fibre tessili naturali, il turismo e il real estate, tutti settori molto esposti, ognuno a modo suo, ai rischi derivanti dalla perdita di biodiversità e dal cambiamento climatico in atto). E’ fondamentale quindi avviare un processo valutativo anche solo qualitativo, per stimare il grado di esposizione della propria impresa, e le possibili opportunità di sviluppo del business.
1. Qual è la differenza tra Capitale Naturale e Sostenibilità?
Facciamo un paragone di facile comprensione: la Sostenibilità sta al Capitale Naturale come la gestione finanziaria sta al proprio conto in banca.
Il termine Capitale Naturale fa riferimento ad un inventario delle risorse naturali e dei servizi ecosistemici, che sono direttamente implicate nei processi di produzione di valore dell’impresa.
La Sostenibilità dovrebbe essere la strategia ottimale di gestione del capitale a disposizione, in modo che l’azienda possa continuare a produrre valore nel lungo periodo, senza erodere le basi da cui questo valore si genera.
In una accezione superficiale, tipicamente legata alla collocazione della funzione sostenibilità all’interno di dipartimenti di comunicazione e marketing, la sostenibilità si è sinora concentrata sulla promozione di messaggi positivi rispetto alla tematica ambientale nell’azienda: dal packaging “in plastica 200% riciclabile” al prodotto “carbon neutral”. Con la nuova Direttiva (UE) 2024/825 (recepita in Italia con il D.Lgs n.30/2026) questo approccio, peraltro sempre meno efficace per la crescente sensibilità dei consumatori, è destinato a scomparire.
Adottare un approccio strategico ed analitico resta quindi l’unica strada, perché non esiste una reale sostenibilità senza consapevolezza e cura del Capitale Naturale.
2. Cosa sono i Servizi Ecosistemici?
I Servizi Ecosistemici sono flussi di benefici che generano valore per le comunità umane e le imprese, e che sono generati dal regolare funzionamento degli ecosistemi, ossia dalle normali interazioni vitali fra gli organismi viventi in un dato territorio.
In realtà è più facile percepirli che definirli, poiché sono talmente intrecciati alle nostre vite quotidiane che li diamo per scontati e non ci soffermiamo a riflettere su cosa siano, a meno che non si interrompano improvvisamente, costringendoci a prendere consapevolezza della loro importanza.
Esistono sistemi ufficiali di catalogazione e classificazione dei servizi ecosistemici, avviati in occasione del Millenium Ecosystem Assessment e rivisti periodicamente, come quello delle Nazioni Unite, denominato SEEA (System of Environmental Economic Accounting), nonché il portale dedicato, gestito dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, denominato CICES (Common International Classification of Ecosystem Services)
Qualche esempio di servizio ecosistemico?
Ne parlo un po’ più dettagliatamente in un articolo di blog (link)
3. In che modo l’integrazione del capitale naturale genera valore economico?
Prendere in considerazione la dipendenza dal capitale naturale consente di evidenziare costi nascosti, ad esempio rischi non analizzati, o identificare nuove opportunità, come innovazioni tecnologiche. I rischi possono essere di tipo fisico (es. mancanza di acqua, o inondazioni), o legati alla transizione (es disallineamento con nuove normative o standard di settore) o addirittura sistemici con impatti su interi settori economici (es. riduzione permanente delle precipitazioni nevose e crisi dell’industria del turismo invernale).
Dal punto di vista finanziario, la gestione delle dipendenze dal capitale naturale può aprire canali finanziari completamente nuovi, quali i green bond, o comunque facilitare l’accesso al credito attraverso un rating migliore.
Anche dal punto di vista del capitale umano dell’impresa, le sfide poste dall’allineamento del business in risposta alla crisi ecologica globale possono divenire motivo di attrazione e ritenzione di talenti.
Sostenibilità per le filiere agroalimentari