Reagire al cambiamento climatico

SIL SOSTENIBILITA’ INNOVAZIONE LEADERSHIP

Dott.ssa Silvia Scozzafava ecologa d’impresa

Cambiamento climatico

Reagire al cambiamento climatico:
molto più che piantare alberi!

Di fronte agli eventi climatici estremi sempre più diffusi, ci si può sentire impotenti e l’ansia può prendere il sopravvento: sembra che la Natura ci abbia voltato le spalle e stia chiedendo il conto per tutti i danni che le abbiamo arrecato.

Tuttavia la Natura è anche la fonte di possibili soluzioni: le Nature-based Solutions, in inglese, soluzioni a problemi ed esigenze sociali attraverso una gestione attenta dei processi naturali. Molti credono che sia sufficiente piantare alberi, ovunque, comunque, e che questo sia sufficiente a rimettere le cose a posto. Una foresta tuttavia non è una semplice somma di alberi, è un organismo complesso in grado di modificare il microclima e il suolo, e capace di mantenere stabili le condizioni per la propria esistenza. Il territorio italiano, soprattutto nelle aree collinari e montane, è caratterizzato da superfici forestali estese ed in espansione, a riprova del fatto che gli alberi sono capacissimi di piantarsi da soli! Ciò che serve non è quindi piantare nuovi alberi, ma proteggere e gestire correttamente i boschi e le foreste esistenti, per consentire a questi ambienti di produrre gli effetti positivi di cui abbiamo bisogno, come la stabilizzazione dei versanti, la mitigazione delle temperature, la creazione di suolo fertile, la produzione di materiali legnosi e non, e di un ambiente gradevole e benefico per la salute ed il benessere.

Anche la gestione dell’acqua può essere enormemente migliorata attraverso un approccio che vede la Natura come parte integrante delle soluzioni: spesso si parla della possibilità di costruire invasi per accumulare l’acqua piovana, ma la prima infrastruttura in cui l’acqua piovana è accumulata è il suolo e il sottosuolo, con le falde acquifere, che si estendono per tutta la superficie delle pianure alluvionali di fiumi grandi e piccoli. Gli argini cementificati accelerano la corrente dei fiumi e impediscono l’infiltrazione delle acque. Consentendo al fiume di rallentare la sua corsa, di formare anse e meandri ed allargarsi nei periodi di piena, si consente all’acqua di infiltrarsi verticalmente, ed orizzontalmente a fianco del fiume, andando a rifornire le falde acquifere, quelle da cui poi l’acqua viene estratta con i pozzi da tutti gli utenti, cittadini, agricoltori e industrie.

E parlando di acqua, veniamo al mare, o meglio alla costa. Si tratta della tipologia ambientale più degradata che ci sia, soprattutto nelle zone con coste basse e sabbiose, quasi completamente asservite alle necessità dell’industria balneare. Sono pochissimi i tratti di costa italiana che hanno mantenuto intatto il sistema costituito da cordoni di dune e lagune costiere, una tipologia che fino al secondo dopoguerra era assolutamente dominante e attualmente è praticamente scomparso da tutta la costa adriatica, restando presente solo in poche zone della costa tirrenica, oltre che in Sardegna e Sicilia. Pochi sanno che è questo tipo di sistema integrato che garantisce la permanenza della spiaggia: quando il sistema dunale e lagunare si degrada, la spiaggia viene erosa inesorabilmente, soprattutto alla luce della maggiore intensità dei fenomeni atmosferici; gli annuali interventi di ripascimento non riescono ad invertire il trend, che attualmente sta mettendo in crisi non solo l’industria balneare stessa, ma anche infrastrutture strategiche come ferrovie e strade. Gestire correttamente gli ecosistemi costieri, quei pochi che sono rimasti, e ripristinarli ovunque ve ne sia l’opportunità, è l’ultima possibilità che ci viene data per continuare a fruire del mare e della costa non solo come luogo ricreativo, ma anche e soprattutto di salute, personale e collettiva.

FAQ

Questa domanda contiene in realtà due domande, e per rispondere in modo corretto occorre scomporla. Distinguiamo quindi:

  • È una cosa positiva che crescano alberi?
  • È necessario che l’uomo li pianti?

Entrambe le domande hanno come risposta sintetica “dipende”.

Di per sé un albero che cresce sottrae CO2 all’atmosfera, trasformandola in foglie e legno e radici. Ma a volte un albero piantato dall’uomo ha bisogno di talmente tante operazioni (fatte con macchinari a benzina o gasolio, più l’irrigazione per alcuni anni), che il bilancio netto della CO2 potrebbe perfino essere in perdita.

Gli alberi e il bosco sono perfettamente in grado di attecchire e colonizzare le aree idonee, come dimostra in Italia l’espansione del bosco sui terreni abbandonati a causa del declino dell’agricoltura in zone marginali e montane.

In alcuni casi può essere necessario aiutare la natura a riprendersi spazi che le erano stati sottratti, andando a ripristinare zone deforestate, ma non tutte le zone prive di alberi sono idonee.

È necessario che queste operazioni siano pianificate con cura da professionisti e specialisti in ecologia forestale, e per il loro successo non è tanto importante il destino del singolo albero (che ci viene proposto sotto forma di QR code, a volte geolocalizzato, ad esempio a seguito di una donazione) quanto lo stabilirsi di un ecosistema capace di autosostenersi.

Con il termine mitigazione ci si riferisce a tutte quelle strategie in grado di ridurre il contributo dell’azienda alle emissioni di gas serra e quindi al riscaldamento globale. Ad esempio con l’acquisto di macchinari più efficienti, che riducono le emissioni per unità di prodotto; o con il ricorso a fonti energetiche rinnovabili; o magari con l’adozione di tecniche per la rimozione permanente del carbonio atmosferico, come ad esempio l’uso del biochar. Mitigazione vuol dire quindi contrastare attivamente il cambiamento climatico in atto, avvalendosi di strumenti di analisi come la LCA per integrare innovazioni e miglioramenti ove più opportuno.

Con il termine adattamento si indica invece la necessità di continuare ad operare anche in uno scenario che subisce le conseguenze del cambiamento in atto. Il riscaldamento globale comporta non solo una temperatura media globale più alta, ma soprattutto la modifica della periodicità meteorologica in molte aree del mondo (inverni miti con gelate tardive, primavere secche seguite da estati piovose, ecc.) e l’estremizzazione dei fenomeni meteorologici (alluvioni, uragani, ondate di calore, siccità prolungate). Ci si riferisce quindi a tutte quelle strategie ed accorgimenti che aiutano l’azienda a continuare ad operare, ad esempio considerando i rischi a cui sono esposti gli stabilimenti e tenendone conto nella realizzazione di nuovi insediamenti, adottando soluzioni basate sulla natura per la regolazione delle piene, o diversificando le filiere di fornitura in aree geografiche differenti. Adattamento quindi vuol dire avere piena consapevolezza dei rischi attraverso analisi di scenario, e definire le risposte più adatte alla luce di tutte le opzioni disponibili.

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sostenibilità ambientale

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