SIL SOSTENIBILITA’ INNOVAZIONE LEADERSHIP
Dott.ssa Silvia Scozzafava ecologa d’impresa
Dott.ssa Silvia Scozzafava ecologa d’impresa
Che cosa significa ESG in ambito finanziario? Dato il fiorire di acronimi vari nel mondo della sostenibilità, soprattutto in ambito europeo, non mi meraviglia che ci sia ancora un po’ di confusione.
ESG è un acronimo che sta per “Environmental, Social, Governance”, ossia “Ambientale, Sociale, e Gestionale”, è stato introdotto nel 2004 in un report delle Nazioni Unite intitolato “Who cares, wins”, “Chi ha cura, vince”. Questo report evidenziava come le aziende di maggior successo fossero spesso impegnate in modo non marginale a perseguire anche obiettivi di utilità generale, come il miglioramento sociale o ambientale dei loro contesti. Si trattava di una rivelazione sensazionale rispetto alle precedenti teorie, come quella di Milton Friedman, che guardava alla filantropia come ad un fattore negativo per la redditività dell’impresa e spingeva l’imprenditoria a massimizzare unicamente il profitto finanziario. Oggi invece è proprio il mondo finanziario a guardare con grande attenzione ai fattori ESG come criteri valutativi della solidità di una impresa, perché diversi studi hanno evidenziato una correlazione positiva fra sensibilità sociale ed ambientale, senso di responsabilità verso le comunità di riferimento, e redditività dell’impresa, soprattutto nel lungo periodo. Questo potrebbe essere dovuto a diversi fattori, il più ovvio dei quali è una migliore immagine pubblica che conferisce un vantaggio competitivo, ma non si deve sottovalutare la possibilità di ritorno su investimenti immateriali come il capitale umano (minor turnover del personale e quindi maggiore efficienza), ed anche il fatto che un management più maturo, capace di navigare in modo strategico le complessità del contesto sociale ed ecologico di riferimento, sarà capace di fare fronte in modo creativo ad imprevisti e cambiamenti.
Ultimamente, sta affermandosi sempre più la necessità di considerare la tematica climatica ed ecologica come un fattore di rischio per il business, e non secondario. Il cambiamento climatico è già stato identificato da tempo come un fattore cruciale di rischio per diversi settori industriali, e lo stesso ragionamento si può applicare alla crisi globale della biodiversità e dei servizi ecosistemici, che a loro volta si alimentano e sono peggiorati dalla crisi climatica. In molti settori industriali, sta diventando essenziale essere in grado di comprendere i differenti rischi (reputazionali, normativi, fisici, ecc.) associati alla crisi ecologica, e soprattutto per aziende multinazionali, con filiere globali, può essere estremamente complesso anche capire come effettuare queste analisi e ottenerne risultati utili ai fini delle decisioni strategiche e manageriali. Si tratta di tematiche che richiedono non solo la competenza nell’utilizzo di strumenti appropriati, come la Risk Filter Suite del WWF, ma soprattutto la competenza nell’interpretare i risultati e disegnare soluzioni ad hoc (non esistono ad oggi soluzioni preconfezionate).
Se il mondo della finanza guarda con crescente severità ai rating ESG, arrivando a condizionare anche i criteri di accesso al credito (come già accade per i green bond, e per i fondi specializzati in investimenti sostenibili), continuare a guardare all’ambiente come a una serie di normative restrittive da dribblare il più possibile rischia di trascinare le imprese in una spirale di rischio e mancanza di competitività. Piuttosto che delegare l’argomento ad un responsabile della sostenibilità affiliato al dipartimento marketing ed incaricato solo di redigere report patinati ed inconsistenti, è meglio essere proattivi, comprendere la propria esposizione a rischi e le opportunità eventualmente presenti: trasformare la complessità in occasione per sviluppare strumenti strategici di sviluppo.
E’ esattamente qui che io credo si trovino le sfide professionalmente più interessanti. Se vuoi trasformare la tua sfida ESG in opportunità, contattami per un colloquio conoscitivo senza alcun impegno.
1. Cos’è la Tassonomia Europea e a cosa serve?
Il termine tassonomia è stato preso a prestito dal mondo delle Scienze Naturali: in generale indica un sistema ordinato di classificazione. Nel caso della Tassonomia Europea, riferita al mondo della finanza sostenibile, indica un sistema introdotto nell’Unione Europea con il Regolamento SFDR per definire, con una serie di criteri descrittivi, se una certa attività economica si può considerare sostenibile o no.
Per essere considerata sostenibile secondo la Tassonomia, un’attività deve soddisfare tre condizioni:
Queste tre condizioni devono essere verificate attraverso dei Criteri d Vaglio Tecnico estremamente dettagliati.
Le finalità per cui è stata introdotta la Tassonomia possono essere riassunte in tre punti:
2. Cosa sono i fondi Articolo 8 e Articolo 9 (SFDR)?
Queste definizioni derivano dal regolamento europeo SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation), che impone ai prodotti finanziari di essere trasparenti riguardo al loro impatto ambientale e sociale. I fondi vengono classificati in tre categorie principali (Art. 6, 8 e 9) in base al loro grado di sostenibilità.
Fondi Articolo 6 (“Neutrali”)
Sono prodotti che non hanno obiettivi di sostenibilità e non promuovono caratteristiche ESG; pur potendo considerare i rischi di sostenibilità nel loro processo, non sono vincolati a criteri ambientali o sociali specifici.
Fondi Articolo 8 (Sostenibilità “Light Green”)
Sono fondi che promuovono caratteristiche ambientali o sociali, ma non hanno la sostenibilità come obiettivo primario.
Fondi Articolo 9 (Sostenibilità “Dark Green”)
Sono fondi che hanno un obiettivo esplicito di investimento sostenibile.

La Conservazione della Natura e le aree protette: considerazioni.